L’opera e la polvere

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La mostra “L’opera e la polvere” declina attraverso il ritratto un concetto che è anche al centro del sistema filosofico di Emanuele Severino, ossia l’idea che tutto è eterno, non solo ogni uomo e ogni cosa, ma anche ogni momento di vita, ogni sentimento, ogni aspetto della realtà, e che quindi niente scompare, niente.

Grazie alla tecnica (tèchne) del ritratto, la tela o la pietra divengono “persona” nel momento in cui si tenta di cambiarne la forma e, in definitiva, la natura. Il ritratto, comune ai più diversi periodi dell’arte occidentale, è un potente strumento concepito per contrastare la paura verso la massima espressione del “divenir altro”: la morte.

Non a caso, nella storia antica come nel presente, la distruzione dei simboli del patrimonio artistico di una civiltà ai danni di un’altra ha sempre avuto lo scopo di gettare nel nulla quello che, per contro, si voleva rappresentasse l’eterno. Creazione e distruzione non sono che le due facce della stessa moneta e l’atto del distruggere il più forte riconoscimento dell’esistenza di ciò che si voleva venisse cancellato per sempre.

La mostra “L’opera e la polvere” riprende quel gesto e lo applica in chiave sociale, politica e culturale al mondo contemporaneo, sempre più in bilico tra desiderio di potenza e paura dell’estinzione.

Le sculture fatte esplodere dall’artista nel suo studio e ritratte nel preciso momento della loro distruzione, rievocano i tragici episodi della cronaca recente, tuttavia quelle stesse opere non scompaiono, non vanno nel nulla, ma al contrario riaffermano la loro presenza, la loro stessa essenza.

 

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